La stampa indipendente è Underground?

Underground è una di quelle parole confuse che fanno figo o paura a seconda della concezione sociale dell’ordine delle cose.

Il fatto che nel corso della storia molte persone abbiano sentito l’esigenza di manifestare le proprie idee usando la carta ha reso simbolico questo antico mezzo di comunicazione.

Un libro Underground” racconta un periodo di questo universo e  l’autore sa molto bene di cosa parla: Francesco Ciaponi, infatticolleziona da diversi anni la storia passata e attuale della stampa underground (o indipendente?) nelle Edizioni del Frisco.stampa-underground-italiaC’è bisogno di un po’ di chiarezza oggi che è tutto un po’ così; chiediamo a Francesco…

Che cosa significa davvero underground?

La definizione di Underground, inteso qui nel suo concetto più ampio e generale, è uno dei rompicapi con cui molti studiosi di sociologia e affini si sono scontrati per anni senza, a mio avviso, senza riuscire davvero a venirne a capo, se non con definizioni molto tecniche che si discostano dalla vera essenza del concetto stesso di Underground.

Underground è per me un termine assimilabile a quello di reazione, un movimento cioè che si contrappone ad un altro, che ne è la risposta e che si sviluppa con i mezzi ed i metodi che di volta in volta si rendono disponibili. Per essere chiari, Underground (o reazione) è tutto ciò che tenta di ribattere a ciò che è esistente (o azione) promuovendo, immaginando, lottando per qualcosa di diverso. Un moto perpetuo, a volte quasi impercettibile altre volte invece montante e irresistibile, che da sempre accompagna lo sviluppo delle società, di qualsiasi società.

undergroundIo sono dell’idea che fin tanto che esisteranno comunità di persone, esisterà quello che io chiamo Underground.

Nello caso del mio libro, “Underground: ascesa e declino di un’altra editoria”, il termine Underground si riferisce allo specifico ambito editoriale, cioè a tutti quei prodotti a stampa ideati e realizzati proprio al fine di reagire a ciò che era normale nella società e nella cultura del periodo compreso fra il 1966 ed il 1977. Reagire vivendo nella consapevolezza che ognuno di noi riveste un proprio ruolo attivo e quindi protagonista del cambiamento e che proprio questo cambiamento possa avvenire anche attraverso riviste, poster e grafiche fatte di carta.

Qual è ad oggi la tua percezione di stampa indipendente?

Oggi si assiste ad una nuova rinascita della carta stampata con innumerevoli progetti editoriali, soprattutto relativi al mondo dei cosiddetti independent magazines favoriti dalla grande accessibilità sia in termini di competenze che di costi dei nuovi processi di stampa e la totale disintermediazione fra produttore e lettore conseguente all’esplosione dei social network.

Si tratta a mio avviso di un fenomeno molto interessante, da valutare positivamente e da approfondire maggiormente soprattutto nel nostro paese, anche se del tutto diverso da quello che è l’editoria underground. Quello di cui stiamo parlando è un universo composto da magazine e riviste che nella maggior parte dei casi appartengono alla società in cui sono nate e non vogliono essere – salvo rarissimi casi isolati – veicoli per messaggi di cambiamento.

independent-magazineL’aggettivo independent è infatti in questo caso un tag, una parola utile ad attirare i lettori ed a mostrare un mondo realmente nuovo, ma pur sempre innocuo dal punto di vista di rivendicazione di un futuro diverso.

Diciamo che a fronte di una qualità giunta oggi a livelli tecnici mai visti prima in termini di diffusione e di possibilità di produrre prodotti editoriali, la parte che resta visibilmente latitante e che grida vendetta è quella relativa alla consapevolezza di poter essere attori protagonisti di un cambiamento.

I nuovi magazines nascono proprio con obiettivi diversi. Sono oggetti da boutique, splendidi prodotti editoriali da arredo che spesso portano con sé anche interessantissimi approfondimenti dal punto di vista del contenuto, ma che non mordono, non hanno al proprio interno niente che possa essere riconducibile a quel carattere rivoluzionario, ribelle e anticonvenzionale con cui la stampa underground deve necessariamente riempire le proprie pagine.

Francesco Ciaponi, Edizioni del Frisco.

 

 

 

 

 

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