Il libro: gli alti e bassi dell’editoria underground italiana

Un Romanzo narra della  C  O  N  T  R  O cultura che eravamo e uno scrittore analizza la subCULTURA che siamo. Francesco Ciaponi delle Edizioni del Frisco ci parla un po’ del suo nuovo libro:

UNDERGROUND: ASCESA E DECLINO DI UN’ALTRA EDITORIA (dal 1966 al 1979)

 

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Illustrazione: Andrea Chronopoulos
Perché ascesa e declino?

La traiettoria dell’editoria underground italiana e non è legata inevitabilmente a quella dei movimenti controculturali. La parabola ascendente che ne ha caratterizzato la prima fase è infatti dimostrata da una generale fioritura di prodotti editoriali su tutto il territorio nazionale, un fenomeno generalizzato, diffuso, orizzontale che ha investito i giovani senza alcuna eccezione.

Sperimentare su tutto, in ogni direzione e maniera, dalle nuove tecniche di autofinanziamento a quelle di stampa; dalla distribuzione alla condivisione dei contenuti.

Conquistare gli spazi vuoti o ingialliti del mondo editoriale come erano quelli del fumetto, dell’illustrazione, della stampa musicale attraverso l’uso di linguaggi ed estetiche del tutto nuove, mai viste prima, ha fatto si che si vivesse una vera e propria rivoluzione che ha avuto il proprio culmine in Italia nella metà degli Anni Settanta.

underground

Successivamente, come conseguenza di svariati fattori sociali e politici, quello che si definiva il movimento ha subìto un brusco rallentamento e la disillusione si è cosparsa come uno strato di cenere sui fuochi che avevano eccitato fino ad allora tutti i protagonisti. Il risultato è stata una generale ritirata delle truppe, un ripiegamento verso la sfera personale o politico/militante ed una conseguente riduzione di idee e speranze nuove.

L’editoria underground, come detto, non si estingue dopo gli Anni Settanta, ma abbassa semplicemente il volume delle proprie grida ricercando nuovi spazi, nuove modalità e strumenti di azione.

Si affacciano alla ribalta altri linguaggi e prodotti come le fanzines degli Anni Ottanta e, successivamente, tutto l’infinito universo del web con i suoi nuovi spazi di manovra ancora tutti da esplorare.

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Oltre ad alcuni splendidi esemplari di riviste quali “Pianeta fresco” della coppia Sottsass/Pivano , “Get Ready” di Barnaba Fornasetti e molti altri, quello che resta oggi è veramente poca cosa. Resta senz’altro la dimostrazione di come con infinita volontà e creatività si possa far fronte ad una disarmante scarsità di mezzi e soprattutto come il sorriso e la spensieratezza, forse incosciente ma genuina, abbiano reso possibili veri e propri capolavori.

Cosa si è perso mi chiedi. Beh, certamente lo slancio ideale, il piacere che si prova nel mettersi in gioco in prima persona e quella voglia di provarci senza calcoli o doppi fini.

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­­

­­ Come mai hai scelto la forma del romanzo?

La forma romanzo mi è venuta naturale per questo tipo di argomento. La presenza di così tanti personaggi interessantissimi, di così tante storie e avventure, mi è sembrato naturale riportarla appunto come una narrazione fluida, quasi mitologica.

Da sempre sono attratto dai grandi narratori di storie, quelli che oggi vengono chiamati storyteller che fin dall’antichità hanno descritto l’esperienza della vita in modo narrativo, tramite lo strumento che reputo essere centrale nella storia dell’uomo: l’esempio

La storia delle persone che tra il 1966 ed il 1977 hanno dato vita a questa esplosione di idee realizzando riviste incredibili anche per gli occhi di chi vive in questa epoca dalle infinite possibilità, può restituire quello che era lo spirito ed i sogni del periodo.

SOGNI che rappresentano la spinta centrale, il fuoco sacro attraverso il quale camminare in avanti senza paura di sbagliare e con la consapevolezza che provare a cambiare le cose non è altro che una necessità, un obbligo nei confronti del futuro nostro e dei nostri figli.

 

 

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