Giorgieness, sentirsi liberi nel bene e nel male

Siamo tutti stanchi a quest’ora, ma non abbastanza da andare a letto, soprattutto se con noi c’è Giorgia D’Eraclea: la super cantautrice dei Giorgieness. Giorgie, oltre al trasporto emotivo riversato nella scrittura dei pezzi, si lascia andare senza mezzi termini nel suo blog; il mood è quello di chi dice quello che pensa e mette l’anima in quello in cui crede, che poi chissene frega se si sbaglia, tanto alla fine quello che conta è sentirsi vivi nel bene e nel male. Ma sentiamo un po’ lei che le presentazioni non le servono!

giorgieness band polaroid

Staradio giorgieness

Cos è che veramente ti fa svegliare con la luna storta, a parte le nuvole?

Mah, non so, svegliarsi è sempre abbastanza traumatico in qualche modo, no?
Mi fa sempre pensare ai bambini che nascono e vedono la luce per la prima volta.
Più che altro dipende da come sono andata a letto, tendo a svegliarmi con lo stesso umore e la sera è maledetta, per davvero! Quindi mi fa alzare di cattivo umore aver litigato con qualcuno la sera prima o aver detto qualcosa di troppo a qualcun’altro o a me stessa.

E poi l’inverno, la pioggia, l’odio e la ferocia dei commenti su internet che – anche se non mi ha mai toccata da vicino più di tanto – giuro che mi provocano lo stesso sentimento di incredulità, di delusione e la stessa rabbia di quando mi ricordo che esiste Casa Pound. Altra cosa capace di rovinare il mio umore in maniera irreversibile.

Sicuramente i gatti che alle sei cominciano a grattare sui mobili perché vogliono mangiare, il caso tremendo in cui finisce il caffè, che fa tanto quarantenne su Facebook lo so, ma io davvero non connetto prima di una caraffa di caffè.
La casa in disordine, anche se sicuramente l’ho lasciata io così e per certo resterà più o meno così.

giorgieness_sogni

Se poi vogliamo vederlo in senso più metaforico, ricordo i giorni dei recenti attentati, soprattutto quelli ai concerti non perché  più gravi ma ovviamente mi tocca molto da vicino e tocca persone a me molto care come incredibilmente immobili e scuri.

Anche alcune delle morti nel mondo della musica mi fanno sempre un effetto incredibile. Con Chester davvero ho perso una parte della mia adolescenza, non che sia super fan dei Linkin, ma per Breaking the Habits che mi ha spiegato delle cose di me prima ancora che potessi comprenderle e riusciva a calmarmi. Sapere che chi ha scritto una cosa che mi ha dato così tanta forza alla fine è stato mangiato mi ha fatto fare mille pensieri.

Per farti capire come mi sento, ed essendo una grande fan di Buffy L’ammazzavampiri, mi viene in mente una puntata della quinta serie, quando sua madre muore, che è completamente senza colonna sonora, proprio per rendere l’idea di vuoto e smarrimento. Io quando succedono queste cose, mi sento così: fredda e senza colonna sonora.

Ecco, sto divagando e sto facendo la drammatica, come sempre. Giuro che poi quando mi si conosce non sono solo così eh, anzi, la cosa che mi sento più dire è: “pensavo fossi una menosa lagnona invece sei una lagnona cazzona!” Per questo dopo un ora di nostre canzoni tristone, ai concerti, dico che ci si vede al bar.

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Tu e la Band state viaggiando in furgone verso casa. Domenica mattina. Sole timido. Autostrada. Autogrill. Pausa sigaretta. Guardi la nebbia: a cosa pensi?

Guardo la nebbia e dico: casa. Da brava Milanese/Brianzola di adozione.

Mi piace appoggiarmi al finestrino del furgo e cercare in quello che vedo, nell’avvicendarsi di posti e luci diverse, delle immagini forti che prenderanno la forma qualcosa che scriverò. Le custodisco negli occhi per un po’ o apro le note del telefono e inizio a scrivere a valanga.

Proprio in quest’ultimo giro di tour Teramo-Firenze mi sentivo particolarmente piena di immagini, tanto che aspettando il mio turno al check ho iniziato a strimpellare in camerino del Tender qualcosa di nuovo.

Il furgone è un mondo a parte, come il treno ma sei solo con le persone con la quale sali sul palco.

Personalmente amo l’atto di spostarsi, non conta se sto andando a Milano da Cantù col treno o in Toscana da mia madre, se sto prendendo un aereo alle sei del mattino o addirittura mi dava quella sensazione scoprire un nuovo quartiere quando vivevo a Milano. La nebbia finalmente, per una volta, è fuori dal finestrino e non nei pensieri ecco.

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E quello di una band è spesso un rapporto complesso, non è essere migliori amici, anzi è molto diverso: è fare insieme una cosa che se si funziona, se ci si mixa bene insieme, è totalizzante ed è un continuo dare e ricevere. Sicuramente anche con il pubblico, ma soprattutto tra noi quattro. Quando, per qualche motivo, dal tecnico al personale, manca il feeling sul palco io posso urlare e saltare quanto voglio, ma il concerto diventa un’altra cosa, e le poche volte che mi è capitato mi sono sentita molto sola e il pubblico l’ha visto. Si è divertito comunque, magari, ma l’ha percepito.

So che da fuori “alla fine andiamo solo a suonare”, ma penso che sia davvero altro per chi lo fa come lo facciamo noi. E quindi sei li e pensi alla sera prima, guardi le foto, i video, ringrazi, e intanto cambi paesaggio e regione, tornando a casa pienissimo di esperienze, belle e brutte.

giorgieness posso farti una foto
Foto di Fabio Valente (Posso farti una foto?)
Ok, vorrei un frappé Giorgieness, che gusto ha?

Mmh, io e Fognini – il nostro fonico – siamo fan dei lamponi, quindi sicuramente quello sarebbe l’ingediente principale. Poi sicuramente lo zenzero, che non ho ancora capito che diavolo di gusto ha eppure sta bene un po’ con tutto e ha un carattere forte. A ben pensarci, mi somiglia un po’! Neanche io so bene chi sono, ma alla fine sento di essere io, nel bene e nel male eh.

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Anzi, ci ragionavo qualche giorno fa, non ricordo bene a che proposito sicuramente qualche cazzata che ho fatto, ma mai come in questo momento della mia vita mi sono sentita libera. Ed essere liberi è una figata ma non sempre significa essere giusti o buoni, anche se sicuramente il fatto di accettare di essere umani e quindi portati a sbagliare ti fa avere con gli altri un rapporto un po’ diverso.

Quando voglio bene a qualcuno, non mi importa molto delle scelte che fa o di come riesce a volermi bene, mi interessa di più cosa mi da con la sua sola presenza della mia vita. E così sono davvero riuscita a vedere dei lati incredibili negli altri e trarre da questi moltissima forza e ispirazione.

Ok, posso essere un frullato lampone, zenzero e libertà?

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Ma certo, puoi essere tutto quello che vuoi! Ma ora raccontaci la fiaba della buonanotte punk, dai Giorgie, dai per favore!

C’era una volta una bambina di due anni e mezzo, con tanta fantasia, una mamma che le cantava bella ciao come ninna nanna e un papà che le raccontava di Bettino Craxi, un malvagio stregone che viva in un castello minaccioso in cima ad uno scoglio, nel mezzo del mare nerissimo di Hammamet. Figlia unica, si inventava amici e animali fantastici con cui passava le giornate, insieme ai suoi genitori e ai suoi nonni paterni.

Nella sua visione del mondo, adattata a ciò che conosceva, i migliori amici di papà erano Bruce Springsteen, Ligabue e Zagor, la sua mamma era una delle belle figlie di Madama Dorè e suo nonno, visto che era stato anche attore, quel comico napoletano che vedeva in tv (ndr. Totò).

Un giorno, proprio in televisione, durante il telegiornale, apparve qualcuno che la lasciò senza fiato: parlava con accento del nord, fumava il sigaro e aveva sempre un fazzoletto Verde. Si, signori, i suoi occhi diventarono a cuoricino per la prima volta quando vide Umberto Bossi.

Quell’amore impossibile ma già travolgente, soprattutto per una bambina di due anni e mezzo, durò platonicamente per diverso tempo nello sgomento e la disapprovazione di mamma e papà. Lei voleva solo vederlo in tv: mentre lui parlava, lei sentiva che era quello giusto.

L’idillio finì, e nessuno ha mai saputo perché. L’unica cosa che si sa è che da amore della sua vita, è diventato il motivo per cui non voleva più andare da sola in bagno per paura che Umberto Bossi, l’amor perduto, si nascondesse dietro la tenda del ripostiglio.

E questa signori, è la storia di come ho iniziato da subito a non capirci un cazzo di uomini, preludio di quello che a 10 anni sarebbe diventato l’ideale di uomo fino alla fine delle superiori: Sid Vicious. Ma questa è un’altra storia.

E vissero tutti felici e contenti.

 

Foto dal profilo IG di @Giorgieness

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